SNAP! – PANIC (serie tv)

No, Panic non è un catalogo di pericolose prove da affrontare per i soliti adolescenti annoiati, e chi ne parla in questi termini meriterebbe di passare i prossimi due anni a guardare le fiction Rai/Mediaset.

Con Panic, in realtà, siamo in zona Gioventù bruciata, dove come già per il film del ’56 a essere “bruciato” era il mondo degli adulti e il fatto che la causa della “ribellione” dei ragazzi non fosse di comprensione immediata la prova più difficile da superare per i giovani adulti protagonisti.

Ed è su questo impianto che Lauren Oliver scrive un thriller convincente, puro e godibilissimo.

Da segnalare anche una certa soluzione poetica, e mai banale, della protagonista/narratrice/scrittrice e la bella visione reale e romantica – mai compiaciuta o voyeuristica – del rapporto col sesso dei ragazzi.

(la trovate su Amazon Prime).

E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria): Primo comando – Patrick O’Brian

Nella stragrande maggioranza dei casi, quando si decide di iniziare a mettere su carta una storia, lo si fa per il bisogno di dare vita a dei personaggi, e così, per renderli veri almeno quanto tutte le persone che hai incontrato nella vita, gli si crea un mondo credibile intorno.

Per Patrick O’Brian accade l’esatto contrario.

O’Brian parte dalla necessità di mettere in scena il mondo che, in qualche modo, avrebbe voluto vivere, la vita a bordo delle navi da guerra alle fine dell‘700, le battaglie epiche, il codice etico dei marinai, le imprese corsare e così via e ci costruisce intorno un meraviglioso universo narrativo dando vita al Capitano, valoroso quanto impacciato nei rapporti umani, Jack Aubrey e al suo inseparabile amico, il chirurgo, studioso e naturista (nonché spia, ma questo lo si vedrà meglio con il passare del tempo), Stephen Maturin.

E così, di botto, il lettore si trova catapultato su una nave della Royal Navy, un po’ come Maturin nel suo primo viaggio, senza nessuna competenza né del gergo né degli usi ma basta poco per comprendere che se pure non ne sappiamo nulla di controlegacci, quartine, fiocchi e orzate, la mano sapiente di Aubrey-O’Brian ci accompagnerà con cura nella navigazione.

E tale è la bellezza di questa creazione per O’Brian che, dal successo arrivato in età matura, Jack Aubrey e Stephen Maturin gli saranno fedeli, solidali e inseparabili compagni fino alla fine del viaggio della sua esistenza (l’ultimo libro, il ventunesimo della saga, si interrompe, incompiuto, al terzo capitolo).

SNAP! – LA DONNA ALLA FINESTRA

C’è sempre l’ottimo Anton Ego a ricordarci quanto scrivere recensioni che possano stroncare un film (specie se ambizioso e dal cast stellare), sia divertente (per chi scrive e chi le legge), ma, francamente, quello che ho letto in giro su questo film davvero non riesco a comprenderlo.

Amy Adams, presente in scena per tutta la durata della pellicola chiarendo immediatamente che quello che stiamo guardando è una realtà filtrata dalla sua mente, è (come sempre), di una bravura spiazzante. La tensione, progettata al rovescio dell’oscillazione di un pendolo, si muove quasi sempre riuscendo a disegnare movimenti sempre più ampi. La trama, per quanto non lineare, non pare presentare buchi di sceneggiatura. Gli omaggi all’universo di Hitchcock sono chiari e svelati.

Probabilmente non si tratterà di un capolavoro ma, il mio unico rammarico, è non averlo visto in sala.

E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria). Io e Henry – Jonathan Ames

Non è immediato comprendere perché questo romanzo abbia meritato un posto importante nella grande letteratura di fine secolo, dal momento che il tema del diario erotico anticonvenzionale (che fa da motore a tutta la vicenda), era già stato trattato benissimo una trentina di anni prima dalla grande penna di Philip Roth.

Eppure, ci sono cose che rendono assolutamente irresistibile il registro di Ames.

Come, ad esempio, il rifiuto per la realtà che lo circonda che però, come variazione essenziale sul tema, non nasce dell’impossibilità dell’accettazione del mondo quale si presenta, o chissà quale trauma o sofferenza, non esiste vera disperazione nelle pagine di Ames.

L’unico momento di “crisi” è rappresentato da una riproposizione del tormento di Arturo Baldini che nelle parole di Ames diventa puro esercizio di stile, credibile come i vestiti alla Fitzgerald tanto amati dal suo protagonista.

Ames scrive per divertire, è l’amico bizzarro che con la sua incredibile curiosità per ogni tipo di esperienza nella vita ha sempre qualcosa da raccontare e noi, spesso costretti da regole castranti e per di più con la necessità di barcamenarci con le poche fiches che abbiamo per sopravvivere, finiamo per somigliare, più di quanto ci faccia piacere ammettere, all’incredibile Henry.

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