Tg Leonardo, il supervirus e la noia del presente distopico.

Ammettiamolo, il servizio del Tg Leonardo sul Supervirus da laboratorio che se studiato bene dovrebbe fornire – con la sua estraneità genetica – un’ulteriore smentita al SARS-CoV-2 come creazione da laboratorio si sta rivelando un perfetto esempio di quello che nelle scienze sociali viene chiamato “effetto backfire”, un ritorno di fiamma che fa esplodere ancora di più le convinzioni complottistiche in una parte della popolazione.

Tg-Leonardo-coronavirus

Ovviamente, a nulla servirà citare la dichiarazione di Nature o ricordare che già nel 2012 Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam avevano creato un supervirus (derivato però dalla “suina” e non dalla “sars”) in laboratorio scatenando reazioni ben peggiori di quelle raccontate dalla puntata di Leonardo.

Ma come si coniugano i tre principali motori che spingono a credere alle cospirazioni con la storia del SARS-CoV-2? Proviamo ad analizzarne uno per volta.

Il bisogno di avere delle certezze.

Che un virus (qualcosa di sostanzialmente invisibile) possa stravolgere le nostre esistenze e tutte le nostre certezze non è per nulla semplice da accettare. Se per questa cosa potessimo dare la colpa a qualcuno di concreto (cinesi, errore umano, americani, ecc) significherebbe avere una battaglia precisa da fare contro qualcuno e, una volta vinta, essere al sicuro.

Comprendere il meccanismo naturale (vecchio milioni di anni) di come uno sciame a rna possa passare da un pipistrello a uomo è molto più complicato (richiede competenze e conoscenze) che immaginare uno scienziato che in un laboratorio crei l’arma perfetta (richiede la visione di qualche film).

La necessità di non sentirsi impotenti.

Per chi non è in prima linea questa specie di presente distopico dove siamo catapultati da qualche settimana è soprattutto noiosa. Niente zombie, vampiri o esseri mutanti da combattere. Il “nemico” è sul marciapiede di fronte e ha più timore di te. Chi non passa il tempo a prendersela con il vecchietto sulla panchina o il runner che non rinuncia alla corsa ha bisogno di fare qualcosa per non morire d’impotenza. Aderire a una teoria sul complotto – documentandosi tra i vari “esperti”, filmati su youtube  ecc – offre la sensazione di partecipare in qualche modo in maniera attiva.

La necessità di soddisfare un bisogno narcisistico.

Scendere in campo contro l’informazione mainstream e andare controcorrente ti permette di distinguerti dalla massa. In una società che tende ad appiattire e a offrire a tutti la stessa possibilità di espressione diventa una risorsa personale dal valore inestimabile. Pensate al caso del farmacista che gira un video delirante su un farmaco giapponese e questo viene usato per la sperimentazione senza alcuna evidenza scientifica.

Nel campo medico davanti alle gravi epidemie, l’idea del complotto non è certo una novità, già per la peste nel ‘500 ci furono accuse precise contro dei poteri esterni, così fu per la spagnola degli anni ’20 del ‘900, ma anche per l’aids, negli anni ’80, ci furono tantissime teorie del virus “costruito” in laboratorio.

Se hai trovato questo articolo interessante, condividilo sul tuo profilo. Metti “in rete” la “cultura”, grazie!

Questa è la mia pagina fb.

Il problema dei contenuti dei media per Karl R. Popper (spiegato coi panini).

Già negli anni ’90, Karl R. Popper metteva in guardia sul grande problema dell’affollamento dei contenuti che, se vero allora per il moltiplicarsi delle emittenti televisive, figuriamoci oggi con gli sterminati aggregatori di contenuti come google o facebook. Affollamento che, sotto la dittatura dell’audience (per vendere spazi pubblicitari o raggiungere like/click poco importa), avrebbe costretto alla produzione di “contenuti sempre più scadenti e sensazionali”.

worlds_meatiest_sandwich1

Scadenti perché realizzati con sempre meno risorse e tempo, sensazionali perché, per poter essere accettati dal pubblico, avevano bisogno di sapori sempre più forti (sesso, violenza, sensazionalismo), con un apporto “negativo” dal punto di vista del nutrimento mentale.

Continua a leggere

La credunoleria popolare con l’avvento dell’Internet diffuso dai social.

Oggi, per le persone culturalmente meno attrezzate, il vecchio adagio che recitava “l’ha detto la televisione, allora è vero” è stato sostituito, a pieno titolo, da “l’ho letto su Internet, allora è vero”.

20160210_nerdistnews_harrypottercursedchild_1x1.jpg

A una comunicazione dall’alto come quella televisiva, spiccatamente unidirezionale (dall’emittente allo spettatore passivo), si è sostituita quella dal basso, dei social, spiccatamente bidirezionale (ogni spettatore è anche emittente e viceversa). Continua a leggere

Facebook, e come fu che le albicocche iniziarono a crescere sui meli.

La teoria del neotribalismo (Maffesoli & Co), del 2002, dice, in parole poverissime, che grazie a internet la società contemporanea ha iniziato a caratterizzarsi nella creazione di sottogruppi sociali (le tribù), indipendenti dalle caratteristiche sociali dei componenti.

ballard-high-rise-300x480

In poche parole, grazie a internet, gli appassionati della “campana tibetana” o del gelato gusto malaga, possono creare una tribù, un gruppo indipendentemente, scavalcando le loro caratteristiche sociali,  Continua a leggere

In futuro (cioè oggi), tutti potremo godere di 15 like di celebrità.

La celebre frase, “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti” (già in un catalogo nel 1968), era così lungimirante nella visione del mondo che di lì a pochissimo si sarebbe completamente trasformato da essere conosciuta non meno delle stesse opere di Wharol.

2b8f076c3595ba89f42be5bd76aba024-1.jpg

Che la celebrità non fosse però una cosa così semplice lo si è capito prestissimo, già nel ’69 Charles Manson Continua a leggere

Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza. (Stephen Hawking)

Come spiegare a chi è vittima dell’effetto Dunning-Kruger (quello che tende a sovrastimare le proprie competenze), che la sua non è conoscenza ma solo una illusione della conoscenza?

Hawking

Mai, come in questo preciso momento storico, la quantità di “sapere” è stata così disponibile e accessibile per un tale numero di individui, Continua a leggere