SNAP! – THE WATCHER

Quando la tecnica narrativa supera (di gran lunga) il contenuto.

Immaginate di essere il fortunato (o la fortunata) invitato (o invitata) allo strip-tease di una persona che, a prima acchito, potrebbe essere in grado di farvi girare sul serio la testa.

Bene. Immaginate poi che questa riesca, con una perfetta sapienza di moine e movimenti a tenervi incollati per tantissimo tempo a guardare l’esibizione.

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SNAP – INVENTING ANNA

 Tra le tantissime dissertazioni che hanno accompagnato l’uscita e il successo di questa bella serie Netflix mi sembra – ma non vorrei sbagliare – che nessuno abbia citato l’antenato letterario più illustre che sottende a tutta la vicenda di Anna Delvey, il racconto di Mark Twain intitolato “La banconota da un milione di sterline”.

E il fatto che la storia di Anna Delvey sia vera, rende il racconto di Twain (di come l’allure della ricchezza fosse essa stessa già ricchezza e di come la furbizia contasse più dei soldi), scritto quasi centotrenta anni fa, ancora più incredibilmente attuale.

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E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria):  Orient – Christopher Bollen 

Prendete una costruzione letteraria thriller estremamente contemporanea, con cliffhanger già piazzati strategicamente perché gli sceneggiatori della probabile serie tv non debbano fare troppa fatica nella divisione delle probabili puntate (alla maniera de “La verità sul caso Harry Quebert” per intenderci), aggiungete un vero talento letterario nutrito con i grandi classici della letteratura americana (da Henry James a Philip Roth passando per Francis Scott Fitgerald), così da costruire una “cattedrale” intorno alle proprie ossessioni (nello specifico vecchiaia e morte).

Questi gli ingredienti cucinati con grande maestria da Christopher Bollen, l’autore di questo romanzo thriller dove l’uso di romanzo prima del genere serve quasi a rimarcare le due anime dell’opera, una completamente letteraria, l’altra perfettamente di genere.

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E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria):  Il mistero del London Eye – Siobhan Dowd

Detesto, amabilmente, le etichette.

Se sui i barattoli di marmellata o una bottiglia di vino ancora riesco a capirne l’utilità, già doverne mettere su una scatola di roba vecchia diventa complicato poi ritrovarne il contenuto.

Mi sono imbattuto in questo libro senza conoscere (colpa mia), niente dell’autrice né della collana dove era stato inserito, ma London Eye sembrava essere un buon spunto per un mistero e così ho iniziato a leggerlo.

I tre protagonisti principali sono ragazzini, uno dei tre, Ted,  voce narrante della storia, è un soggetto Asperger, (lui stesso spiega la sua caratteristica paragonando il suo modo di ragionare e rapportarsi al mondo come se avesse installato, nella sua testa, un sistema operativo un po’ diverso dagli altri), appassionato di meteorologia e in piena fase di scoperta della vita.

Ted e la sorella appena un po’ più grande si sentono responsabili della scomparsa del cugino in visita a Londra e per questo decidono di condurre, di nascosto, delle indagini che porteranno alla soluzione della sparizione del ragazzino.

La trama è ben costruita e avvincente, la prosa ricercata e precisa, anche se l’aspetto più affascinante resta il poter guardare la realtà attraverso il “sistema operativo” di Ted.

Per quanto il crimine sul quale si indaga e le dinamiche dei due gruppi familiari siano perfettamente “da adulti”, questo libro è etichettato “per ragazzi” come se si cercasse il colpevole del furto di una torta o della scomparsa di una bicicletta.

Basta che i protagonisti siano dei ragazzi perché un libro debba essere destinato solo a loro? E, giusto per volare altissimi, se consiglio Il giovane Holden a una persona che ha passato i venti anni, sto facendo un errore?