Perché Beppe Severgnini su blogger e influencer ha torto.

Come giornalista sono stato molto fortunato, quando per alcune traversie, ancora universitario ho avuto bisogno di mantenermi e ho pensato che scrivere fosse una buona soluzione, iniziai – semplicemente inviando qualche proposta – a collaborare con Affari Italiani, Il Nuovo.it (purtroppo scomparso) e il Corriere, allora ogni pezzo mi veniva pagato dai 50 ai 120 euro (e anche molto di più se riuscivo a piazzare un pezzo a mia firma su Elle, all’epoca ancora di Rcs). Ci campavo bene.

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Poi però ho preferito scrivere per il teatro e da qualche anno il cinema (piccole cose che mi piace anche dirigere) in attesa di completare il mio primo vero romanzo. Ma questo interessa poco.

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