GoT: un finale perfetto (no spoiler).

Quando una rappresentazione (che sia cinema, tv, musica o altro poco importa) diventa “evento”, e quindi tutto quello che esiste intorno occupa più spazio della rappresentazione stessa, è assolutamente normale che si creino schiere di detrattori, critici improvvisati, improbabili suggeritori, scontenti ecc.

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Ma dal punto di vista autoriale, il finale di GoT è assolutamente perfetto e George R.R. Martin Continua a leggere

“In questa fiaba nulla è come sembra…” Estelle – Recensione #10

Che sia fiaba o realtà, la storia di Estelle ha come tema la libertà. La sua ricerca ha tormentato gli animi sensibili di ogni epoca.

Martino Ciano

Di qui la dolce figura di Juan, suonatore di accordìon, ossia, fisarmonica, strumento che richiama immagini di malinconia e di folgorante felicità che durano però pochi istanti. E così, dall’incontro tra i due nasce la favola; non un amore, ma una ricerca che va oltre le mura del castello, laddove il mare ruggisce, ammalia e rapisce. Continua a leggere

Quello che gli adulti non dovrebbero mai fare: da Sfera Ebbasta a Nonno Simpson.

Dopo la tragedia dell’altro giorno gli adulti hanno scoperto il mondo “trap” e, grazie ai social che fanno da meraviglioso amplificatore alla semplicità del pensiero “comune”, stiamo assistendo davvero a una sfilza di chiacchiere ottime per la, purtroppo mai così decaduta, tv del pomeriggio: vuote, inutili e banali.

sfera

Si passa dalle offese all’artista in quanto portatore di “valori e idee” abominevoli Continua a leggere

Quello che gli adulti non dovrebbero mai fare: da Sfera Ebbasta a Nonno Simpson.

Dopo la tragedia dell’altro giorno gli adulti hanno scoperto il mondo “trap” e, grazie ai social che fanno da meraviglioso amplificatore alla semplicità del pensiero “comune”, stiamo assistendo davvero a una sfilza di chiacchiere ottime per la, purtroppo mai così decaduta, tv del pomeriggio: vuote, inutili e banali.

sfera

Si passa dalle offese all’artista in quanto portatore di “valori e idee” abominevoli Continua a leggere

Due piccole stelle (d’orgoglio).

Ok. Forse di due stelle su cinque (“pregi e difetti” secondo la legenda di Ciak) non si dovrebbe andare particolarmente fieri.

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E invece queste due piccole stelle che accompagnarono l’uscita del mio primo film (giugno 2014) mi hanno sempre riempito d’orgoglio.

Primo, perché le ritengo giuste. Il film, anche secondo me, ha dei pregi e dei difetti. Ne ero consapevole mentre lo scrivevo, ancora di più mentre giravo, e ne avevo avuta conferma guardandolo finito. Guai quell’autore che delle proprie “opere” non vede i difetti, non potrà mai pensare di migliorare.

Poi, ne sono orgoglioso perché in un mare di difficoltà (e lo dico solo per motivare la soddisfazione non certo per giustificarne i difetti) siamo riusciti a realizzare un film piccolo ma “vero”. Niente marchette o contributi pubblici. Con le risorse che avevamo a disposizione (tutti capitale privato per il quale non potrò mai ringraziare abbastanza Raffaele, Angela e Felice Pipola) abbiamo pagato dalla prima all’ultima delle persone che hanno lavorato (compresi i tirocinanti) senza scendere mai sotto la paga sindacale e versando regolarmente i contributi. Sembrerebbe una cosa ovvia, eppure non sempre è così. Certo l’undicesimo e ultimo giorno di riprese è finito all’una di notte (e ancora ringrazio la troupe) ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

E ne sono orgoglioso anche perché il mio piccolo film ha trovato spazio proprio su Ciak. Per un nativo digitale non deve essere semplice immaginare cosa significava per noi ragazzini del secolo scorso avere una passione e non poterla soddisfare semplicemente googlando. Noi amanti del cinema siamo cresciuti leggendo i giornali di settore proprio come Ciak. Su quel giornale ho letto, a partire dalla metà degli anni ’80, le recensioni di tutti i film che ho amato e in qualche modo mi hanno formato.

E mai, neanche nelle sfrenate fantasie di ragazzino, avrei pensato di finirci su con un mio film…vabbè, dai…forse qualche volta un pensiero l’avrò fatto…

 

Grazie moltissime per la lettura. Se vuoi possiamo restare in “contatto” con un semplice click qui sotto.

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“E questo è quanto”: Massimo Piccolo porta l’universo narrativo di Peppe Lanzetta sul grande schermo.

Nel primo esperimento di film/biopic di narrazione, la magia della lettura.

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Ma cos’è precisamente E questo è quanto?

O meglio, come è strutturato?

Per riuscire a raccontare il complesso universo narrativo di Peppe Lanzetta e dei suoi personaggi già diventati iconici ma che in realtà hanno tutte le caratteristiche di veri e propri archetipi contemporanei (si consideri che l’autore di Piscinola è uno dei pochissimi scrittori italiani ai quali la Feltrinelli ha pubblicato oltre a 3 libri di racconti e romanzi anche 2 libri di ballate) Massimo Piccolo ha diviso in tre il piano della narrazione, che alternandosi e completandosi al montaggio, diventeranno un suggestivo e coinvolgente unico fluido narrativo.

Lo scrittore, i personaggi e i libri.

Da una parte uno scrittore, i luoghi d’ispirazione, la scrittura, la musica, dall’altra i suoi personaggi, calati nella realtà, vivi, crudi, spietatamente autentici. Cosa li lega?

Cosa dà vita a un libro quando è stretto nelle nostre mani? Il lettore.

Il lettore è il possente l’artefice della magia, l’anello di congiunzione, l’unica possibilità per queste due dimensioni di prendere vita. In “E questo è quanto” personaggi noti della cultura (attori, cantanti, artisti) diventano lettori eccellenti, momenti rubati al loro quotidiano, il divano di casa, la fermata di una metro, una poltrona nell’attesa di entrare in scena…

Agnese Palumbo

La Rete. Aldo Grasso, Lucky Ladies e (l’ossessione di) Gomorra.

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Questa settimana nella sua rubrica su Corriere Tv, Il buon Aldo Grasso ha voluto dedicare uno spazio a due nuovi programmi ambientati (e in qualche modo dedicati) a Napoli: “Muort e stramuort” e “Lucky Ladies”.

Per entrambi ha riservato parole di elogio, e fin qui, non volendo entrare nei contenuti dei programmi, niente di “strano”, niente che valesse la stesura di questo pezzo.

Quello che però sembra interessante rilevare è che Grasso, parlando dei due programmi che si occupano di Napoli senza che la camorra sia protagonista (o che sia normalmente non collusa o in affari con essa, come per il 99,9% di noi) dice – in buona fede, con un sorriso quasi di stupore – che il quadro che ne esce è “strano”.

Infatti, per elogiare queste Lucky Ladies, imprenditrici napoletane che alla fine risultano comunque meno vacue degli yuppies milanesi degli anni ’80, per anni simbolo dell’efficienza e del successo da contrapporre all’indolenza meridionale, non trova paragone migliore che vedere in queste signore: delle “Donna Imma” (la boss di Gomorra) che hanno scelto un’altra strada.

Come dire, il metro per parlare di Napoli “deve” essere Gomorra, la normalità è quella, tutto il resto è “strano”.