Birdland’s Tales (lo spettacolo della narrazione)

Birdland’s Tales torna con un nuovo capitolo dedicato al Natale e alla sua magia più intima, con lo spettacolo di narrazione “Come gli aquiloni in volo” di e con Massimo Piccolo.

Dal capolavoro di Truman Capote, Memorie di Natale, con l’indimenticabile amicizia tra Buddy e Sook, a una riscrittura originale e attualizzata de Il dono dei Magi di O’Henry, in cui la povertà di ieri incontra le fragilità di tanti italiani di oggi, con un passaggio dedicato a Annamaria Ortese. Accanto a questi, alcuni racconti originali ampliano il viaggio tra nostalgie, tenerezze e speranza. Le voci di Massimo Piccolo, Claudia Di Rienzo e Roberta D’Ovidio si intrecciano a una colonna sonora classica che spazia da Tchaikovsky a Shostakovich, passando per celebri melodie natalizie e brani già classici come Love is losing game.

La conduzione musicale è come sempre affidata al pianoforte di Francesco Marziani e al canto di Adriana Cardinale supportati dalle flautiste Marialuisa Severino e Federica Pompa.

Torna a teatro, con un nuovo capitolo inedito con la parte musicale affidata questa volta ai talentuosi Giovanni Masi (chitarra) e Simone Giliberti (violino), lo spettacolo di narrazione Birdland’s Tales di Massimo Piccolo,  che questa volta prende il titolo da un racconto dello stesso autore e regista, Lascia stare Parigi!, mentre il sottotitolo Di tango e altri demoni lascia qualche indizio su quali potranno essere i temi trattati.

Con Piccolo, Masi e Giliberti ci saranno Claudia Di Rienzo (altra voce narrante) e Adriana Cardinale (voce cantante) e, così come è stato per “La notte che imparammo a sognare”, tornerà Roberta D’Ovidio (altra voce narrante) .

Tra gli autori protagonisti di questo capitolo troviamo, Pessoa, Fitzgerald, McBride, Richard Ford e Baricco, sempre “indissolubilmente intrecciati” alle musiche, questa volta, di Astor Piazzola, Ennio Morricone e Ryūichi Sakamoto.

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Mi chiamo N.

Non l’ho costruito io questo mondo, ma non per questo voglio rinunciare a viverci.

“…e così mi accusate dicendo che a già a quella recita gli occhi e gli applausi non fossero per me ma per la mia veste troppo corta e il seno che si faceva notare lì sotto?
Ma io sono ANCHE quelle gambe e quel seno.
Perché per noi donne ANCHE deve diventare sempre SOLO?
Dite che è la “società” a essere così?
Ma cosa vuol dire “società” se non un’astrazione per prendere le distanze dalle proprie scelte?
La “società” sono anche io, e se io non la penso in questo modo allora a pensarla così non è la “società” ma siete solo voi a pensarla così.
SOLO.
Anche se siete in maggioranza.”

Questo è uno dei momenti più forti di “Mi chiamo N.” monologo scritto e diretto da Massimo Piccolo per Noemi Gherrero (anche presentatrice, in Rai fino allo scorso anno con Le parole per dirlo la domenica mattina su Rai3) con musiche originali di Eunice Petito.

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SNAP! – THE WATCHER

Quando la tecnica narrativa supera (di gran lunga) il contenuto.

Immaginate di essere il fortunato (o la fortunata) invitato (o invitata) allo strip-tease di una persona che, a prima acchito, potrebbe essere in grado di farvi girare sul serio la testa.

Bene. Immaginate poi che questa riesca, con una perfetta sapienza di moine e movimenti a tenervi incollati per tantissimo tempo a guardare l’esibizione.

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SNAP – INVENTING ANNA

 Tra le tantissime dissertazioni che hanno accompagnato l’uscita e il successo di questa bella serie Netflix mi sembra – ma non vorrei sbagliare – che nessuno abbia citato l’antenato letterario più illustre che sottende a tutta la vicenda di Anna Delvey, il racconto di Mark Twain intitolato “La banconota da un milione di sterline”.

E il fatto che la storia di Anna Delvey sia vera, rende il racconto di Twain (di come l’allure della ricchezza fosse essa stessa già ricchezza e di come la furbizia contasse più dei soldi), scritto quasi centotrenta anni fa, ancora più incredibilmente attuale.

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E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria):  Orient – Christopher Bollen 

Prendete una costruzione letteraria thriller estremamente contemporanea, con cliffhanger già piazzati strategicamente perché gli sceneggiatori della probabile serie tv non debbano fare troppa fatica nella divisione delle probabili puntate (alla maniera de “La verità sul caso Harry Quebert” per intenderci), aggiungete un vero talento letterario nutrito con i grandi classici della letteratura americana (da Henry James a Philip Roth passando per Francis Scott Fitgerald), così da costruire una “cattedrale” intorno alle proprie ossessioni (nello specifico vecchiaia e morte).

Questi gli ingredienti cucinati con grande maestria da Christopher Bollen, l’autore di questo romanzo thriller dove l’uso di romanzo prima del genere serve quasi a rimarcare le due anime dell’opera, una completamente letteraria, l’altra perfettamente di genere.

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