Fenomenologia di un filosofo: Diego Fusaro, Lenin e Facebook.

Non parlerò qui del Diego Fusaro ricercatore della neonata università di filosofia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano (ignoro la sua attività di ricercatore e comunque non sono un filosofo), ma mi occuperò del Diego Fusaro filosofo-blogger che “incontra” così tanto in questa prima fase dell’espansione dei new new media da diventarne quasi un paradigma perfetto.

diego-fusaro

Lo spunto: la sua intervista a Lettera43 e il suo blog su Il Fatto Quotidiano.

Il nostro Diego Fusaro si professa come “allievo di Marx, Hegel ma anche di Gramsci” ed è (coerentemente) contro la violenza (e la “dittatura”) del capitalismo.

Fino a qui tutto assolutamente legittimo e, per quello che a qualcuno possa interessare, per alcuni aspetti anche condivisibile.

Quello che trovo interessante però da analizzare sono il modo e il supporto che fornisce ai suoi contenuti per incontrare lo spirito di internet (che poi è sempre più quello degli utenti di facebook) che dovranno condividere blog e interviste.

Ma provo a spiegarmi meglio. Partiamo dall’intervista a Lettera43.

Il succo: il capitalismo è il male ed è in mano ai poteri transnazionali (o sovranazionali), quindi, per risollevare gli stati nazionali basta uscire dall’Euro e adottare politiche di sviluppo e ridistribuzione. Uscendo anche dalla servitù agli USA e al patto atlantico.

Fusaro, per arrivare a questa conclusione, giusta o sbagliata che sia non importa, parte da Marx, passa per Gramsci, saluta Lenin e cita Goethe.

Lasciamo correre che non faccia alcun esempio di economia reale.

Tipo il piccolo problema che l’Italia non è un Paese autarchico e chi ci ha provato a renderlo tale (in un momento dove bastava seminare del grano per soddisfare i bisogni di un’economia contadina), ha fallito miseramente.

Lasciamo correre che non si ponga alcun problema di geopolitica.

Se l’Italia esce dal Patto Atlantico, per assicurarsi una difesa nel caso di guerra (specie sul versante sud, Isis ecc ecc), quanto spenderebbe per un esercito adeguato libero dall’aiuto degli alleati? Più o meno dei famosi F35? E le madri italiane sarebbero disposte a lasciare morire i propri ragazzi nei conflitti?

Lasciamo perdere anche che pieghi un po’ la realtà a seconda del suo ragionamento.

Tipo che sentenzia che il fascismo in Italia sia sparito da 70anni, quando solo su facebook oggi, nel 2015, si contano un quarto di milioni di fans e seguaci in pagine e gruppi dedicati a Mussolini.

Lasciamo perdere che giustifichi alcuni ragionamenti con asserzioni semplicemente false.

Tipo la BCE è un ente privato (in realtà è un ente di diritto pubblico).

Lasciamo perdere tutto questo, ma non posso non notare che è la sua tesi è precisa identica a quella del mio elettrauto, persona eccellente ma di bassa scolarizzazione che però, a pensarci bene, di profilo e con la luce giusta, è uguale uguale a Karl Popper.

E allora?

Allora ci viene in soccorso il Fusaro de Il Fatto Quotidiano, quello che, inconsapevolmente, ha dettato le regole per il perfetto fruitore dei new new media, internet e social.

Diciamo subito che per la sua conclusione Fusaro è partito da Platone, passando per Pasolini, Rosa Luxemburg e George Orwell.

La tesi è che oggi: l’unico dissenso consentito è quello contro il dissenso, in parole povere: siamo ostaggi del pensiero unico e chi non ubbidisce è additato come fascista, omofobo, stalinista ecc ecc (il grassetto, compreso gli ecc, sono presi dal suo articolo).

E poi rincara la dose: (Il pensiero unico) in politica, diffama come fascista chiunque non sia allineato. Nell’ambito dei costumi, demonizza come omofobo chiunque osi deviare dal percorso prestabilito dal pensiero unico.

Quindi (posto che sarei curiosissimo di conoscere questo pensiero di Fusaro non allineato sui costumi non omofobo) è interessante notare come denunci la riduzione della nostra esistenza alla schiavitù dettata dal capitalismo e dei mezzi di comunicazione assoggettati all’economia e alla finanza delle multinazionali.

E’ chiaro no? Internet e i social diventano strumenti importantissimi, forse i soli che permetterebbero una resistenza al “pensiero unico”.

Bello, affascinante e anche qui, in alcuni parti, condivisibile.

Ma la soluzione? Poter aspirare all’uomo forte al comando oppure volere “spezzare le reni” alla Merkel senza essere accusati di “fascismo”? oppure disconoscere il diritto all’unione tra due persone dello stesso sesso senza essere additati come “omofobi”?

E ancora, ma davvero qualcuno pensa che in Italia ci sia mai stato un periodo storico con una tale possibilità e pluralità di pensiero?

p.s. Intervento semi-serio: L’università Vita-Salute del San Raffaele è la facoltà italiana più legata al mondo dell’economia e della finanza in assoluto. Ma facesse parte anche Fusaro del gioco del “pensiero unico” offrendo solo delle “non soluzioni”?

Grazie moltissime per la lettura. Se vuoi possiamo restare in “contatto” con un semplice click qui sotto.

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