Tv Talk “piuttosto che” la grammatica.

Adoro Tv Talk. Ci sono cresciuto. All’università ho fatto tutti gli esami che ho potuto sulla comunicazione. Credo di aver anche studiato su un testo di Giorgio Simonelli. Fosse per me eleggerei Massimo Bernardini presidente della Rai. Da ragazzo avevo un debole per Cinzia Bancone. Grazie a loro ho conosciuto, televisivamente, Barbara Serra, una delle più brave giornaliste italiane (per la quale ho ancora un debole). E da quando si è fatto crescere la barba, Massimo Bernardini è più spigliato e meno “famiglia cristiana” nei commenti.

Tv talk

Mi piacciono anche moltissimo le analisi di Silvia Motta, anche se vorrei specificasse che, molto probabilmente, i dati dell’auditel sono comunque sbilanciati e un (bel) po’ gonfiati. E cosa c’è di meglio che ascoltare Riccardo Bocca distruggere, al posto tuo, un programma che detesti?

Vi lascio perciò immaginare con quanto dispiacere mi trovi a scrivere queste poche righe.

E’ inaccettabile che in un programma di approfondimento culturale (siamo su Rai Educational) si usi – sbagliando – la locuzione “piuttosto che” come fosse un avverbio disgiuntivo col significato di “o”/“oppure”.

Potrei accettarlo in un programma della D’Urso o della Perego, che per andare incontro al loro bacino d’utenza molto popolare, magari di proposito, usano modi di dire orribili come “attimino” e via sbagliando. Non certo nel vostro.

A cosa sarebbero servite allora tutte le spiegazioni della Motta sulla composizione sociale del pubblico che guarda la tv di qualità (come la vostra)?

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3 pensieri su “Tv Talk “piuttosto che” la grammatica.

  1. Condivido tutto in assoluto, anche se forse troppo severo sulla grammatica. Cosa che si nota spesso in questo periodo l’osservare l’impostazione lessicale e/o grammaticale dei personaggi televisivi. E’ bello, è giusto e corretto, ma personalmente detesto moto di più la cadenza dialettale in un contesto serio

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