Disamina definitiva sul fenomeno Zalone (e in sole due parole).

Zalone è l’argomento del giorno, anzi, di tutto quest’inizio del 2016.

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Ci ha provato la Rai con il countdown sbagliato e la bestemmia del 31 dicembre, ci ha provato anche Mediaset con un visibilmente ubriaco Gianluca Grignani ma niente da fare, si parla solo di Checco Zalone che, giorno dopo giorno, sta polverizzando tutti i record d’incassi.

Tutti, ma proprio tutti, da Celentano al mio pescivendolo di fiducia (appassionato di cinema) passando per il politico-politologo Claudio Velardi, hanno preteso di dire la loro. Potevo io esimermi dal farlo?

Certo che sì. Ma ho preferito dire anch’io la mia.

Prima c’erano gli appassionati (è bravissimo), poi – cominciati ad arrivare i dati del botteghino – gli snob (il successo di Zalone? Mala tempora currunt!), poi quelli che volevano sembrare più snob degli snob (macchè! È un genio, il nuovo Sordi!), poi quelli che volevano sembrare ancora più snob degli snob che snobbavano gli snob (Sordi? Macché genio! La classica commediola per gli “itagliani”…).

Poi sono arrivati quelli che snob nell’animo, ma ormai troppo confusi per capire come fare per sembrare più snob di tutti, hanno iniziato a dissertare su Sacha Baron Cohen da giudicare però solo se visto in lingua originale e alla domanda: “ma cosa c’entra con Zalone?” Erano pronti a rispondere “ma tu l’hai visto Borat in lingua originale al cinema appena uscito?, No? E allora di cosa parliamo?

Ho letto di critici (e non invento) che hanno citato Gramsci e John Stuart Mill, altri che hanno invocato Krzysztof Kieślowski, qualcuno ha parlato di semplice successo a tavolino determinato dal numero spropositato di copie messe in circolazione (fosse così semplice tutti uscirebbero in 1500 sale) ricordandoci che siamo una società manipolata, qualcuno (a cominciare dai politici) l’hanno buttata in politica (altro che Italia berlusconiana, Zalone è post-berlusconiano, anzi, pre-berlusconiano oppure; sembra scritto da un tredicenne cresciuto in una casa che vota Boldrini), in sociologia (Zalone è quello che siamo ma anche quello che dovremmo essere), in filosofia (Zalone è quello che siamo ma anche quello che vorremmo essere).

Davvero di tutto. Manco solo io. Provate a chiedermi cosa ne penso dell’incredibile successo di Zalone.

Sul serio, chiedetemelo.

D: “Cosa ne pensa dell’incredibile successo -23 milioni di euro incassati in tre giorni – del nuovo film di Checco Zalone?

R: ”Che invidia.”

Visto? Mi sono bastate solo due parole.

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