Mamme & Catene, tra paranoie e buon senso.

 

Per quanto allarmante è comunque divertente osservare come davanti ai “social” alcune delle paure ataviche o irrazionali siano pronte a tornare a galla non appena ci si rilassa un po’.

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E così, dopo il terrore che il signor facebook potesse rubare le preziosissime e particolarissime foto dalle nostre bacheche per venderle al miglior offerente o peggio, collezionasse le profondissime riflessioni degli status per imbastire libri che neanche Fabio Volo, si è passati direttamente alla materializzazione del mammone 2.0. O uomo nero 2.0. Fate un po’ voi.

Lo spunto è stato offerto dalla campagna nata contro “l’utero in affitto” che poi è diventata (almeno in questa fase) una sfida “tra mamme”, dove con il classico sistema della nomination le mamme si sfidavano a postare foto di “momenti felici” con i loro pargoletti.

Solo che questa volta a prendere posizione non è la risibile diffida all’uso del materiale suggerita da un presunto amico avvocato (quella che diceva più o meno: non do a Facebook o gli enti associati a facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni o pubblicazioni, sia del passato e il futuro. Per questa dichiarazione, do avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire ecce cc), ma viene direttamente dalla polizia di stato, il massimo delle autorità competenti in materia.

Oltre a consigliare a NON partecipare alla sfida, la polizia attraverso la pagina “Una vita social” (gestita direttamente da loro) scrive questa frase “Mamme. Tornate in voi. Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere. Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi. “.

Fermo restando il rispetto e la gratitudine per il grande lavoro che la polizia postale ha svolto e svolge, specie contro crimini aberranti come la pedofilia, è bene NON perdere il senso delle cose, o almeno il “buon senso”.

Non entro nel merito del bisogno di postare le foto dei propri figli su facebook. Non capisco nemmeno la necessità di postare ogni piatto prima di mangiarlo o la propria immagine allo specchio prima di uscire di casa. Ma, specificato questo, mai mi sognerei di incolpare chi pubblica la foto di un piatto di pasta alla matriciana della morte per obesità di qualcuno. O la ragazza che si “selfia” di istigazione allo shopping compulsivo nel migliore dei casi, o alla prostituzione e allo stupro, nel peggiore.

Buon senso.

Pubblicare la foto di bambino in gita, che mangia una pizza o che guarda la tv, tutte situazioni facilmente “accessibili” è un conto. Pubblicare la foto del bambino che fa il bagnetto o altre situazioni difficilmente “accessibili” è tutta un’altra cosa. La probabilità che una foto “accessibile” di un bambino capiti su un sito pedopornografico è più o meno la stessa che la pubblichiate o no su facebook (anche i pedofili hanno i telefonini e girano per strade e ristoranti). Mentre, con il BUON SENSO, una foto “non accessibile”, se non fatta con leggerezza dai genitori, non potrà mai finire su questi siti.

Il buon senso è fondamentale, la paranoia è dannosa. La vera sfida per le mamme sarà sempre di più riuscire a rendere vigili (specie su tematiche drammatiche come l’abuso in tutte le sue forme) i propri figli senza trasmettergli la paranoia o il terrore, senza traumatizzarli. Imparare a fidarsi quel tanto che è necessario per aprirsi al mondo senza rischiare di diventare avventati.

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