I Favolosi Baker. Ovvero: gli altri anni ’80

Frank: “Due pianoforti non bastano più” –  Jack: “Non sono mai bastati.”

Geniale. Quando quasi due ore di un film (compresi accenti, sfumature e sottigliezze) possono essere racchiusi in uno scambio così veloce di battute si ha poco da dubitare, c’è qualcosa di geniale.

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Tutti i problemi dell’essere musicista da night club, la differente visione della vita e dell’arte (che poi è la stessa cosa) dei due fratelli, la necessità di aggiungere una voce e il pericolo per la stessa sopravvivenza del “duo” che questa scelta implica è tutto racchiuso in queste due frasette che Jeff & Beau Bridges si scambiano senza troppa enfasi, in un punto a caso della bellissima sceneggiatura di Steve Kloves, qui oltre che sceneggiatore anche regista (bravo ma non all’altezza della sua scrittura).

Kloves è uno di quei personaggi hollywoodiani fantastici. Lui è di Austin, nel Texas, si iscrive alla prestigiosa università della California (UCLA) ma al secondo anno si ritira per provare a lavorare nel cinema. Riesce in qualche modo a far leggere un suo lavoro, che viene scartato, ma riesce a piazzarne un altro (Racing with the moon) che diventa un film con Nicolas Cage, Sean Pean e Elizabeth McGovern (quella di C’era una volta in America per intenderci fresca di una candidatura all’Oscar per Regtime).

Si incaponisce che vuole dirigere da solo quello che scrive e in 5 anni convince i produttori a fargli girare The Fabolus Baker’s Boy, con i fratelli Bridges (Jeef & Beau) e Michelle Pfeiffer. Il film va bene, vince premi e diventa, a modo suo, un cult.

Poi ci riprova 4 anni dopo con Omicidi di provincia (anche qui cast mica da poco, Dennis Quaid, Meg Ryan, James Caan e Gwynet Paltrow) che però va male al botteghino. Da allora è alla ricerca di un’altra storia da scrivere e dirigere mentre guadagna milioni lavorando alle sceneggiature dei vari Harry Potter e Spider Man.

Una vita cinica e romantica allo stesso tempo. Alla ricerca del film perfetto da dirigere senza dimenticare però che Hollywood è una collina verde di dollari. Se nasci nel Texas e sogni Hollywood anche se lo spirito del jazzista bohemien  ti arde dentro qualcosa di tutti quei dollari che hai visto zampillare tra petrolio e champagne comunque ti rimane.

favolosi baker

Il film, anche se ambientato nel mondo della musica (scritta e suonata dal grande Dave Grusin) guarda gli anni ’80 da un punto di vista “operaio”, i musicisti dei night club sono i proletari della musica, i precari per eccellenza. Allo strano duo formato da una coppia di pianoforti, si aggiunge una voce (una meravigliosa Michelle Pfeiffer ancora più brava e affascinante che in Scarface) che grazie alla sua bellezza e fascino procura una mucchio di scritture, ma attenzione, qui non si tratta di arrivare in classifica o diventare famosi, qui nel momento di massimo successo si aumentano la paga di 100 dollari (in tre).

C’è lo scontro tra il voler inseguire l’arte senza compromessi (Jeff Bridges-Jack Baker) e utilizzarla per sbarcare il lunario (Beau Bridges-Frank Baker). C’è la storia d’amore tra i due perdenti Jack Baker e Susie Diamonds e il conflitto tra i due fratelli.

Poi c’è la scena delle audizioni (dove la prima inquadratura di Michelle Pfeiffer la vede inciampare e dire una parolaccia), quella di Jeff Bridges che si rifugia in un vero jazz club, il litigio – violento e drammatico – tra i due fratelli e Michelle Pfeiffer che aspetta, seduta sui gradini fuori dalla porta di casa, il ritorno di Jeff Bridges.

Insomma, per noi che negli anni ’80 sapevano o avevano solo immaginato che da qualche parte nel mondo ci fosse molto di più della musica elettronica, del Drive In e di Carol Alt con I favolosi Baker l’abbiamo trovato.

Anche perché c’erano quelli che avevano capito che gli anni ’80 non bastavano più e chi invece pensava che non fossero mai bastati.

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