Perché siti, giornali e giornalisti on-line stanno sbagliando tutto (per quelle tre o quattro cose che so sulla comunicazione).

Proprio stamattina ho letto un bell’articolo di Adrea Coccia su Linkiesta (articolo datato ma quanto mai attuale) che ragionava su giornali, giornalismo, informazione e notizie in questa seconda era del web.

click baiting

E sebbene nessuno me l’abbia chiesto proverò a dire la mia.

Quando scrivevo (anche) per il web, nella prima era del web, tra la fine del secolo scorso e i primi anni del nuovo millennio, gli articoli mi venivano pagati dai 50 (Affari Italiani) ai 120 euro (Corriere.it), non so quanto questi giornali paghino oggi, ma so che in generale il web oggi nella seconda era paga i “pezzi” molto meno e la media è di pochi euro ad articolo o peggio, pochi euro al giorno per produrre decine di contenuti.

Altra notizia che so per certa che dalla prima alla seconda era del web, il prezzo pagato per Impression o click dalla aziende per le inserzioni si è frazionato e adesso un portale/giornale per incassare dai 3 ai 4 euro devono realizzare 1000 visualizzazioni. Facile capire quindi il perché i conti dell’on-line siano tutti in rosso.

Quindi, come diceva lo stesso Coccia – non senza che una qualche sofferenza trapelasse – è normale che i giornali on-line si adoprassero a confezionare le trappole acchiappa click (ma lui usava l’espressione corretta “click baiting” “esca per click”) e vai quindi con tutta la serie di contenuti più o meno di cattivo gusto o più o meno idioti (molto bello anche il grafico pubblicato per spiegarlo).

Bene. Anzi malissimo.

Iniziamo col dire qualche verità scomoda e poco simpatica.

Se la stragrande maggioranza dei giornalisti del web oggi vengono pagati una miseria (quando vengono pagati) è perché fanno un lavoro che non ha bisogno di alcun talento o qualifica. Basta uno stagista. Si tratta di navigare sul web e cercare qualche video simpatico, qualche gossip da confezionare come click baiting e via. Non illudetevi ragazzi, il giornalismo è un’altra cosa e se il vostra e la vostra bravura consiste nel confezionare “content” o “click baiting” sarete condannati, nella stragrande maggioranza dei casi, a una vita da stagisti.

Se i giornali on-line sono in rosso è perché hanno abbracciato un sistema che non funziona e non può funzionare. Se il Mattino.it pubblica le stesse idiozie che trovo in rete e il Corriere.it non si è accorto che il Grande Fratello ormai esiste solo sulle sue pagine allora il problema è grave. Una qualsiasi start-up può mettere su una redazione con tre stagisti e competere con loro, certo, risponderà qualcuno, ma vuoi mettere i numeri che fa il Corriere con quelli di una start-up? Certo che no, rispondo io, ma se consideri i costi de il Corriere devi paragonarli a 1000 start-up e poi confronti i numeri.

Senza considerare poi, dato ancora più preoccupante per giornali e giornalisti della rete, che la perdita d’autorevolezza dell’on-line va di pari passo con l’aumento di click su gattini, gattone e simili. Basti pensare ai fatti tragici di Parigi, appena la notizia si è diffusa col chiacchiericcio sulla rete (twitter e facebook) tutti hanno acceso il televisore.

Eh sì, il caro, vecchio e già dato per morto televisore.

E’ un luogo comune, e gli uomini ci sono già passati da quando la comunicazione è diventata di massa. Ogni santa volta che nasce un nuovo media si celebra il requiem per il vecchio.

La televisione avrebbe dovuto ammazzare la radio. Ma la radio è più viva che mai, anzi il fatturato pubblicitario radiofonico è anche in crescita.

L’e-book avrebbe dovuto ammazzare i libri. Non sono mai stati venduti tanti libri come dopo la nascita dell’e-book.

L’informazione del web avrebbe dovuto ammazzare quella televisiva. Provate a comprare 7 secondi di pubblicità prima di un tg e paragonatelo al costo della pubblicità sul web.

Nella comunicazione esiste una regoletta semplice semplice: troppo flusso non genera altro che rumore.

Qualche genio del marketing (o peggio del newmarketing, guerrilla marketing, marketing ipnotico ecc ecc) visto che ormai direttamente o indirettamente dettano la linea dei giornali on-line, si è mai chiesto perché alcuni blogger fatturano da soli quanto i grandi siti d’informazione?

Ma davvero vogliamo lasciare le scelte strategiche in mano a chi pensa che il video virale sia la massima espressione di contenuto?

 

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Un pensiero su “Perché siti, giornali e giornalisti on-line stanno sbagliando tutto (per quelle tre o quattro cose che so sulla comunicazione).

  1. La over flow ha danneggiato innanzitutto la democrazia, tutto è informazione? Non più, ora si è assuefatti da flussi abnormi di dati che non sono metabolizzabili..

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