Perché quella di Irrati dovrebbe diventare una rivoluzione.

Non sono un nostalgico. Né, peggio ancora, abbocco alla favoletta del “si stava meglio quando si stava peggio”. Il calcio, oggi, non è certamente più corrotto, dopato, mercenario e affaristico di quello di 10, 20, 30 o financo 50 anni fa.

Irrati

E, perdonatemi, neanche la società è peggiore di quella dei “tempi belli di una volta.

Il razzismo è endemico per la nostra bella Italia e per gli italiani brava gente: nel ‘900 si è passati dalle discriminazioni per i meridionali (post unità d’Italia) a quelle per i neri (periodo coloniale) passando a quelle per gli ebrei (leggi razziali fasciste) per tornare a quelle per i meridionali (migrazione interna post seconda guerra mondiale – famosi i cartelli “non si affitta ai terroni”) e per finire con gli extracomunitari (nostri giorni). Con la bella virtù di non dimenticare mai del tutto le intolleranze del passato (quindi, anche oggi, c’è ancora chi odia gli ebrei e i meridionali) e magari accoppiarci anche del “sano” sessismo condito con qualche spruzzo di omofobia.

Quello che è cambiata in realtà, tornando al calcio, è la fruizione che se ne fa oggi.

Se prima il calcio con i suoi cori beceri, le guerriglie tra le tifoserie, le vendette e i pestaggi tra gli ultras rappresentava, in qualche modo almeno nell’immaginario sociologico un luogo dove contenere, controllare e arginare frustrazioni e conflitti (in una società irrisolta come la nostra) oggi gli argini naturali dello stadio sono stati completamente divelti dalla fruizione totale che i media prima e i social media poi hanno creato.

La divisione tra vita e stadio è stata corrotta dalla tv e dal pc. I conflitti, le appartenenze e le fazioni si sono spostate dagli spalti alle tastiere degli smartphone.

Per farla breve, è come se vivessimo tutti (anche chi, come me, non segue il calcio) costretti in un immenso stadio virtuale obbligati a sentire e partecipare a insulti e pestaggi.

C’è modo di creare un argine a tutto questo, visto che alla base c’è un business che coinvolge più o meno tutti i media che quindi ben si guardano dal frenare il fenomeno?

Sembra che ieri ci abbia provato questo 36enne di Pistoia, sospendendo per alcuni minuti la liturgia di una partita, avrà un seguito?

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