CSI, Amanda Knox e il paradosso del positivismo.

È sempre difficile decidere come iniziare, ma visto che oggi cadono dieci anni esatti dal delitto di Perugia, mi è sembrata una buona idea riprendere questo pezzo scritto qualche anno fa.

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Partivo da come fosse interessante ricordare quanto questa serie, C.S.I., abbia cambiato il modo di guardare il mondo e come sia diventata parte attiva di quello che mi piace chiamare Medioevo 2.0 , quando cioè, grazie ad alcune strane congiunture (social media e tv in questo caso), una società positivista e scientifica come la nostra si perda nel più bieco a-scientificismo e pregiudizio.

Ma facciamo un passo indietro. Da quando Poe prima con Dupin ma soprattutto Conal Doyle con Sherlock Holmes hanno inventato il genere matematico deduttivo il positivismo si è impossessato della fantasia dei romanzieri e di una interminabile schiera di lettori, e più la scienza forniva argomenti incontrovertibili (guanto di paraffina, impronte digitali, ecc) più il genere sembrava potersi dotare di un meccanismo perfetto.

Hai voglia a essere il criminale più scrupoloso del mondo grazie alla scienza ci sarà sempre qualcosa che inesorabilmente riuscirà a incastrarti.

A proposito di meccanismi perfetti, vi eravate mai chiesti il perché del continuo alternarsi di meccanismi a incastro interdipendenti della sigla di Elementary, il nuovo Holmes con Jonny Lee Miller e addirittura Lucy Liu nei (seducenti) panni di Watson? Bene, adesso lo sapete.

Dalla letteratura al cinema e alla tv ovviamente il passo è stato breve e ha moltiplicato a dismisura il successo del genere, aggiungendo nuovi grandi investigatori (poliziotti e non) all’immaginario collettivo, impossibile non citare almeno Ellery Queen e Il Tenente Colombo.

Ma è grazie all’esperienza lavorativa di una geniale scrittrice americana, Patricia D. Cornwell, analista informatico presso uno studio di medicina legale e l’amicizia nata  in un suggestivo obitorio della Virginia con la patologa (di origini italiane) Marcella Fierro, che dobbiamo la rivoluzione copernicana del genere crime iniziata sul finire dello scorso secolo.

Con la nascita del personaggio della dottoressa (di origini italiane) anatomopatologa Kay Scarpetta per Postmortem nel 1990, la nuova ventata di positivismo corroborata da microscopi a scansione, analisi degli elementi e soprattutto del DNA come prova nel tribunale tutto cambia. E’ la Cornwell che per prima ci fa letteralmente entrare nel corpo delle vittime vincendo il tabù della morte (mai fino a quel momento i cadaveri erano stati mostrati in maniera così fredda o scientifica), creando in qualche modo tutte quelle zoomate dal microscopio fino al pezzo dell’organo dove il frammento dell’arma si è spezzato o una fibra rivelatrice si è incastrata.

In poche parole: senza gli 11 libri scritti negli anni ’90 dalla Cornwell, i milioni di copie vendute in tutto in mondo e un esercito di emuli pronti a riempire cataloghi e librerie, probabilmente C.S.I non ci sarebbe mai stato. E Amanda Knox non sarebbe diventata la strega assassina del web (almeno per qualche giorno) ma sarebbe stata solo una povera vittima reclusa ingiustamente per anni.

Non mi dilungherò sull’ormai famoso C.S.I. effect , al centro di molti studi nelle università americane ed europee, cioè su dato di fatto che ormai, grazie alle serie tv,  sia i criminali che le persone comuni (giurati in America) masticano, insieme a molte semplificazioni, un bel po’ di elementi forensi e quindi rischiano di depistare volutamente le indagini o si aspettano che ogni omicidio, una volta spiegate le sue dinamiche ed entrati nel suo meccanismo (ricordate la sigla di Elementary di qualche rigo sopra ?) porti inevitabilmente a una soluzione oltre ogni ragionevole dubbio.

Ma questo ha molto a che fare con quanto accaduto nel delitto Meredith, creando il corto circuito tra la realtà e la finzione, amplificata, e quindi rafforzata, dai social con questo semplice meccanismo: se leggo una notizia, una convinzione scritta da una sola persona è trascurabile, se lo scrivono in 2, lo scrivo anche io, se quella convinzione la scriviamo in 100 non può essere altrimenti.

Adesso, immaginate che la protagonista di una delle puntate del vostra crime serie preferita sia la bella Amanda Knox, viso e fisic du role sembrano fatti apposta per facilitarci il compito. La ragazza poi è anche abbastanza ambigua da dare un po’ di consistenza letteraria all’aspetto un po’ angelicato, fuma qualche spinello, non disdegna il sesso, e altre cose così.

Voi siete lì a guardare la puntata nel vostro 42 pollici full hd, mangiucchiando qualcosa, vi appassionate ai personaggi, seguite le vicende della vittima, partecipate al dolore dei suoi familiari, vedete il procedere delle indagini e l’accumularsi di prove, state lì incollati fino alla fine…ma niente. Nessun colpo di scena. Il colpevole non è la protagonista della puntata ma una comparsa inquadrata si e no, 20 secondi.

I vari J. B. Russul, Finlay e Stokes hanno toppato. Nonostante il luminol, il dna su un gancetto del reggiseno della vittima e un coltello non si è riusciti ad andare al di là di ogni ragionevole dubbio (per restare in tema fiction).

E qui, da questa frustrazione, si è scatenata la rete con il suo corto circuito, non è possibile che dopo tutto questo la Knox (c’era pure Sollecito ma è troppo poco da fiction per risultare interessante) fosse innocente. “Vergogna” è stata la frase più gettonata“Fabrizio Corona in carcere e la Knox libera” la più stupida. La creazione dell’evento con tanto di inviti “Pigiama party con Amanda Knox” la più geniale.

Morale: la colpa è della legge italiana. O, ancora più interessante: “fosse successo in America di sicuro lì avrebbero inchiodato il colpevole”…

 

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