Dalla società di plastica alla società pleonastica.

Ma da quando la nostra società si è trasformata da adattabile (anche senza strutture di chissà quale solidità) in una così terribilmente bisognosa di semplificazioni fino a una rumorosa e disturbante ridondanza da non riuscire più nemmeno a realizzare un’inferenza diretta, un ragionamento semplice semplice?

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Stabilire un momento preciso sarebbe interessante, al momento non ho risposte convincenti ma probabilmente il web deve aver contribuito non poco. Ad esempio, un’immagine precisa mi torna in mente con una certa pertinenza, di certo non sarà stata determinante ma forse un suo piccolo valore, se non altro quale paradigma, potrà avercelo.

Avete presente i video delle canzoni “non ufficiali” su YouTube?  Quelli che a guardare il video dell’Elefante e la farfalla di Zarrillo ci si sente davanti a uno zoo, e ogni volta che una voce canta di “sguardi” sai già che ci saranno un paio di occhi di una modella in primissimo piano, e quando senti la parola “amore” ti aspetti un bel cuore rosso sul video?

Il punto è che viviamo nel più grande paradosso tecnologico mai agito nella storia: la nostra è la società che fa uso delle tecnologie più complesse e sofisticate mai neanche immaginate fino a solo qualche decennio fa, che però, per poterne sostenere i costi, deve necessariamente diffondere al maggior numero di persone possibile e, per farlo, deve renderle quanto più semplici (friendly) sia ipotizzabile.

Risultato: per realizzare un videoclip e raggiungere milioni di persone (tale è il numero di visualizzazioni del brano di Zarrillo), basta una “app” così semplice che anche un ragazzino delle elementari è capace di usare.

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