Via col vento – proviamo a capirci qualcosa in più.

È bastato questo post semplice semplice “Ma davvero non avete provato un po’ di disagio a guardare alcune scene di Via col vento piene di stereotipi razzisti? (per non parlare dello scempio della versione italiana). A cosa vi nuoce che questo venga sottolineato?”

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Neanche particolarmente brillante per originalità, lo ammetto, perché si scatenasse un putiferio – impossibile da gestire  – tra le molteplici direzioni di repliche e controrepliche tra chi vedeva a rischio la libertà d’espressione, chi il pericolo di una moralizzazione a posteriori, chi semplicemente a rischio l’integrità di emozioni e ricordi legati alla pellicola.

Oggi avrei voluto parlare di Profumo di Patrick Süskind ma utilizzerò questo tempo per provare a spiegare meglio perché l’operazione della HBO (il momentaneo ritiro della pellicola per rimetterla in catalogo con dei contenuti che ne contestualizzassero la visione) va ben oltre le deboli repliche che vengono addotte.

Una delle più sentite è quella che dice: “il film racconta un periodo con la schiavitù ed è normale che racconti una società razzista.”

Bene. Questo è pacifico ma forse non avete colto la questione. Il problema non è il razzismo raccontato nel film ma gli stereotipi razzisti utilizzati per raccontare quel razzismo.

So che probabilmente il discorso si fa più complicato ma proviamo a ragionarci.

Se prendo la macchina del tempo e vado a scattare una foto nei campi di cotone e la pubblico sto raccontando una società razzista.

Se prendo la macchina del tempo, vado nei campi di cotone, preparo e faccio comportare gli schiavi come ho imparato a immaginarli non sto raccontando una società razzista ma sto raccontando i miei stereotipi sul razzismo.

Ed è questo quello che la HBO cercherà di spiegare.

Per chi mastica poco la storia, il personaggio della mammy di colore: sovrappeso, a-sessuata, ignorante ma saggia, felice di essere sottomessa, amante dei figli del padrone come fossero figli suoi ecc ecc, altro non sarebbe che una semplice riproposizione di una figura comune e realmente esistita quando, in realtà, altro non è che uno degli stereotipi più classici nati dalla propaganda conservatrice degli stati del Sud.

E sapete perché adesso state pensando che quanto ho appena scritto sulla figura della mammy non sia vero e magari state già facendo una ricerca su google per contraddirmi?

Perché la vostra ideologia (nel senso vero del termine) si è formata (anche) guardando “Via col vento” e così questo stereotipo vi è entrato dentro.

Se non siete ancora convinti che si tratti di semplice stereotipo, provate a cercare come la comunità afroamericana nel ‘39 accolse la recitazione dell McDaniel.

Il fatto poi che Hattie McDaniel sia stata la prima donna afro-americana a vincere l’Oscar non ha poi tutta questa importanza se pensate che neanche poteva entrare in un locale di “bianchi” a festeggiare e che molti hanno pensato che la schiavitù fosse poco più di fare la domestica e parlare con i verbi all’infinito.

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E tutti quelli che, grazie a questa decisione della HBO hanno imparato che Hattie McDaniel sia stata la prima donna afro-americana a vincere l’Oscar  dovrebbero benedire questa vicenda perché ha portato un po’ di luce su una delle vergogne ancora molto presenti della storia contemporanea.

(Per la cronaca, e se a qualcuno interessa, adoro Via col vento, anche perché pare che la Mitchell si sia ispirata a me – non chiedetemi come abbia fatto – per il personaggio di Rhett Butler).

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