Il declino della nobile arte della pubblicità.

Questa, purtroppo, non è una foto amatoriale realizzata da un creativo lasciato troppe ore al sole senza nemmeno un piccolo copricapo, questa è una foto di una campagna di uno dei brand più famosi al mondo.

L’idea, non proprio originalissima, è quella di immergere i modelli (per l’occasione bello e un po’ tamarro lui, sicuramente più adatta a indossare abiti da passerella che costumi lei) nella vita reale sulle spiagge di Capri (credo), per l’occasione vietate a tutte le ragazze del posto (non sia mai che la modella non reggesse il confronto) e lasciate vivere ai veri “indigeni” del posto, donne belle in carne ma felici, con tanto trucco e fiori tra i capelli e intente, ovviamente, a ballare la tarantella.

Ammetto che per la profonda delusione di non aver visto né pizze né mandolini sono stato quasi due ore a versare calde lacrime su un piatto di spaghetti al pomodoro (che qui a Napoli mangiamo a colazione, visto che dopo lo spuntino notturno con la parmigiana di melanzane il latte stonerebbe), ma il dramma non è neanche il ridicolo uso di stereotipi, ma un altro. Anzi due.

Questo spot non solo è lontanissimo dalla realtà fattuale (quella di chi va in spiaggia e assiste a ben altre scene) ma è distante anni luce anche dalla realtà aspirazionale pubblicitaria (quella che viene proposta da chi vuole vendere abiti e costumi).

Nell’epoca degli influencer, dei blog e di Instagram, non c’è bisogno di creare artificiosamente (specie se con risultati ridicoli come questo) un realismo dove inserire il proprio brand: ogni giorno vengono messe in rete decine di migliaia di foto reali – con ambientazioni reali – dove l’influencer di turno, che non ha nulla da invidiare alla testimonial e che, anzi, viene seguita da ragazze che in lei possono identificarsi meglio, si fotografa su spiagge reali, dove non sono allestite pantomime squallide come questa.

dgo

Avete mai visto una foto della Ferragni costruita in maniera così ridicola?

La seconda, se non siete Ferdinando Scianna (quello che in qualche modo ha inventato il genere del realismo in pubblicità), che la realtà la riprendeva e la rendeva bellissima come le sue modelle, non la scimmiottava, lasciate stare. Non è arte vostra.

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