Da Baglioni (complice Morandi) una bella lezione ai nuovi “critici”.

Prima (e durante) questa due giorni di prima serata Rai ho letto davvero di tutto su quello che sarebbe dovuto essere (o che è stato) Capitani coraggiosi.

baglioni

Qualcuno aveva parlato di “ultima spiaggia”, altri di “pura operazione mediatica”, chi non ha risparmiato termini per lo meno eccessivi (se non di pessimo gusto) come “stupro di canzoni” e c’è stato pure un sedicente critico (uno di quelli che parla a nome della “ggente”) che ha scritto di uno spettacolo “grottesco”.

Sia chiaro, ognuno è libero di avere un proprio gusto e giudizio musicale, ma, e sembra altrettanto logico, se un giornale (tra molte virgolette) ti assume (anche qui molte virgolette) dovresti quanto meno motivare con la tua conoscenza il giudizio, per dirla in breve, quando scrivevo per il Corriere della Sera se avessi provato a definire Battiato (che non amo particolarmente) “grottesco” il buon Ferruccio De Bortoli avrebbe chiesto un TSO nei miei confronti, non tanto per tutelare il suo giornale ma per risparmiarmi una figura così greve.

Il dato più rilevante, visto dalla parte di chi si occupa di comunicazione, è stato che, al solito, al minore prestigio della testata è corrisposto l’uso di toni più eccessivo (altro triste segnale per quella che era una volta la nobile arte del giornalismo). Che le recensioni negative siano più lette di quelle positive è arcinoto, ma se è l’unico modo che hai per farti leggere allora hai un problema.

La vera domanda allora è: “si può avere un ottimo riscontro degli utenti senza il mezzuccio degli eccessi?

Tenetela lì ancora qualche riga.

Che fosse uno show di Baglioni con ospite (di pari dignità) Morandi è apparso chiaro fin dalla prima immagine e non sarebbe servito neanche che lo dicesse apertamente il “Gianni nazionale” ringraziandolo e attribuendogli tutto, dalla scaletta alla scelta delle canzoni, dalla conduzione musicale alle scene.

Uno show curatissimo, nessuna sbavatura. La realizzazione di un progetto altro che pura operazione mediatica. Leggero (ma siamo dalla parte della leggerezza di Calvino non di quella vuota televisiva) ma con la consapevolezza di toccare 50anni di musica – e quindi sentimenti, ricordi, emozioni – di milioni di persone.

Nessun riempimento. Nessuna dilatazione (almeno nella scrittura). Anche la danza, e non è una novità per Baglioni, aveva una precisa funzione narrativa (avete presente il balletto che si vede nei talent durante una canzone? Bene. L’esatto opposto.). Molte canzoni sono state riarrangiate, riarmonizzate per sfruttare al meglio la piccola orchestra e le 5 voci del coro.

Con questo non voglio dire che fosse uno show perfetto, o che dovesse piacere a tutti, ma non ricordo altri di tale livello in prima serata su Rai 1.

Bene, per tornare alla domanda di sopra (“si può avere un ottimo riscontro degli utenti senza il mezzuccio degli eccessi?” per chi l’avesse dimenticata) la risposta è “sì” e l’hanno data proprio Baglioni e Morandi. Prima serata chiusa con uno share del 20%.

Senza eccessi, senza mezzucci e scorciatoie, solo con una grandissima professionalità e il talento.

E poi, a guardarla bene, c’era una certa bellezza nel confronto tra la complessità dei testi di Claudio Baglioni e la semplicità diretta dei successi di Gianni Morandi…

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3 pensieri su “Da Baglioni (complice Morandi) una bella lezione ai nuovi “critici”.

  1. Sono perfettamente d’accordo con te (mi permetto di darti del tu visto che anch’io sono un giornalista, sia pure pubblicista). E comunque lo spettacolo non ha avuto bisogno di effetti speciali per essere un successo. Solo voci, canzoni e poco più. E poi, canzoni di trenta, quaranta anni fa cantate a squarciagola. Fra trenta, quaranta anni ci sarà ancora qualcuno che ricorderà le canzoni dei cantanti e cantautori di oggi?

    • Grazie (il tu va benissimo, ci mancherebbe!) 🙂 Certo è che oggi la fruizione musicale è molto cambiata e la sola musica “collettiva” è quella dei tormentoni estivi.

  2. Ottimo articolo! Concordo su tutti i fronti. Tra quella vastissima platea e davanti alla TV c’erano tutte le fasce d’eta della popolazione italiana… Quale show riesce ad essere così trasversale senza scadere nella mediocrità? In bell’esempio di come essere popolare non significhi essere trash o banale.

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