Perché combattere l’Isis esponendo crocifissi e presepi significa aver già perso

Adoro il presepe. E il crocifisso per me è un simbolo molto significativo, tanto che quando mi capita di leggere vignette o di incappare in una scena di un qualche cartoon dissacrante (Griffin, South Park) sulla figura di Cristo provo un certo disagio.

Crocifisso2.jpg

Letture di religione di Emmanuele Naddeo. Così si studiava alle scuole elementari ai tempi del fascismo.

Ma questo è un problema mio. Fa parte del mio privato, della religione che ho scelto. Non può essere un problema di chi fa satira o, semplicemente, disegna cartoon. Continua a leggere

Venticinquemila

Celbration 2

Sia chiaro, so benissimo che in valore assoluto, cioè se questo risultato venisse paragonato ai numeri dei veri blogger, youtuber e via scrivendo potrebbe apparire esiguo o poco significativo, ma per me, che ho iniziato a scrivere questo blog esattamente 5 mesi fa con il solo scopo di cercare di guardare quello che succede da un diverso punto di vista, essere stato letto 25.000 volte è un risultato assolutamente fantastico e inaspettato, e poco importa se quando ho scritto per il Corriere della Sera o per Il Mattino magari 25.000 letture li abbia realizzati con un unico articolo, non era la stessa cosa, qui ha tutto un altro sapore.

1229 lettori per l’articolo “Perché il museo Lombroso non andrebbe chiuso“, o i 926 per “Perché è stato giusto pubblicare la foto del piccolo Aylan (che non pubblicherò)”, ma anche 1872 lettori per “Da Baglioni (complice Morandi) una bella lezione ai nuovi “critici” per me è una soddisfazione bellissima: è ancora possibile scrivere dei pezzi di “vero” approfondimento con un punto di vista differente (giusto o sbagliato non sta a me dirlo) senza ricorrere ai semplici trucchetti acchiappa-click di lanci studiati solo per incuriosire o sparare chissà quale news del tipo: lutto al Grande Fratello…il tempo di aprire la pagina – con la relativa pubblicità – e scoprire che è mancata la nonna ultracentenaria dell’operatore, magari stroncata dalla vergogna per aver scoperto che il nipote lavorava con la Marcuzzi & Co.

Per me è il senso più alto e bello del web e dei social, poter comunicare col solo scopo di scambiarsi le idee, non semplici informazioni ma vere e proprie riflessioni, magari anche complesse e senza filtri.

Grazie moltissime e questa volta l’invito non lo lascio in basso e fuori dal pezzo: se vuoi possiamo restare in “contatto” con un semplice click qui sotto.

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La “signora” Gruber e il “dottor” Damilano.

Da una parte c’è una signora, laureata in lingue e letterature straniere, giornalista professionista, inviato(a) di guerra sui fronti più caldi, direttrice di vari telegiornali in un paio di nazioni, scrittrice. Un signore, laureato in storia (dove ha poi conseguito anche un dottorato), giornalista professionista e vicedirettore di un giornale.

Gruber

Di fronte uno dei più ricchi e potenti imprenditori italiani (per la cronaca, laureato in giurisprudenza).

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La rete, Mussolini e l’Isis

E puntuale, come è naturale dopo ogni accadimento che scuote nel profondo la pancia degli italiani, arriva anche l’onda lunga dei nostalgici o meglio sarebbe dire pseudo-nostalgici, visto che il fascismo e la vita sotto una dittatura (fortuna per loro) non l’hanno mai vissuta.

Mussolini MOD

Si sprecano allora foto dello sciagurato duce con scritte risibili tipo “lui l’Isis l’avrebbe già sotterrato” e via farneticando. Capisco chi su queste cose cerca di farsi una carriera politica e quindi il mio pensiero va alle altre persone, quelle in buonafede.

La cosa divertente di tutte queste le persone, diciamolo, “culturalmente semplici” che postano foto e link nostalgici di Mussolini come paladino anti Isis è che non comprendono che l’Isis è solo una versione nazionalista araba di quello che furono Hitler e Mussolini per l’Europa, quindi, miei cari pseudo-nostalgici, se fossimo al tempo di Mussolini quelli dell’Isis, al massimo, sarebbero nostri alleati (contro la Francia, l’Inghilterra, la Polonia ecc ecc).

A questo proposito, sarà bene ricordare che il 20 marzo 1937, proprio per poter meglio fronteggiare i nemici comuni vale a dire Francia, Inghilterra e gli ebrei, Mussolini si fece incoronare “Spada dell’Islam” protettore dei musulmani contro gli infedeli.

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Parigi

Rabbia. Sgomento. Dolore. Una lancinante sensazione di impotenza. Odio.

parigi

E la maledetta consapevolezza di essere, come tutti quelli che non erano a Parigi e hanno avuto salva la vita, la fortunatissima vittima secondaria, ma per l’Isis il “vero” obiettivo dell’attentato terroristico di ieri.

La rabbia acceca. E’ come avere la vista impedita e allo stesso tempo essere sobillati a combattere, menando pugni e calci all’aria o dove capita mentre il nostro carnefice, in un angolo, guarda e ride.              E sui social media si traduce (semplifico) “ammazziamo tutti gli stranieri”.

Lo sgomento mette in discussione tutte le nostre abitudini conquistate con secoli – ma per alcune solo decenni (vedi il riconoscimento del valore del sesso per la donna, e quindi, in qualche modo della donna come persona) di allontanamento dagli integralismi religiosi. Che sui social media si traduce (sempre semplificando) “non esiste un islam moderato” (ignorando che per la prima guerra, forse anche più feroce, l’Isis la fa proprio contro tutti i musulmani non integralisti). E giù a pubblicare il famoso scritto di Oriana Fallaci più tutta una serie di precetti del Corano (alcuni veri, molti artefatti) per dimostrare la propria tesi (come se nella Bibbia non si professasse con tranquillità lo sterminio degli infedeli).

Il dolore è quello che, grazie a Dio (comunque ve lo immaginiate) spinge gli esseri umani all’empatia, al sentimento di vicinanza con persone che non conosciamo ma con le quali dividiamo l’appartenenza alla stessa “razza umana”. Ed è quello che sui social spinge tutti (o quasi) a voler partecipare: da Je suis Paris, alla pubblicazione di un pensiero di vicinanza alla vittime ai familiari ecc.

L’impotenza. Se un pazzo (è successo ieri in un paesino qui vicino) può ridurre in fin di vita una ragazza prendendola a sprangate senza alcun motivo, figuriamoci di cosa può essere capace un esercito di fanatici religiosi convinti di operare in nome di un Dio e in attesa del paradiso. E questo sui social – oltre ovviamente a qualche lucida analisi – trova la sua espressione anche nei complottisti, che sono poi quelli che hanno, anche se solo nominalmente, bisogno di poter controllare la realtà, e quindi vai con le dichiarazioni choc come: “l’Isis in realtà è controllata dalla CIA”, “è tutta una manovra per poter fare la guerra e risollevare l’economia della Francia” ecc ecc…

L’odio, altro grande vero obiettivo degli attentati. Chi mai potrà giovarsi della frattura tra cristiani e musulmani? Quanto sarà più semplice per l’Isis arruolare i ragazzi delle banlieue parigine se saranno emarginati? Sentimento che sui social media diventa, in molti casi: “chiudiamo le frontiere”, “via i musulmani dai nostri Paesi cristiani”. Ipotesi abbastanza difficile a realizzarsi, visto che in Francia vivono più di quattro milioni di musulmani.

Tutto questo per dire che l’espressione “siamo in guerra” è purtroppo, e non da oggi, vera.

Ed è una guerra che coinvolge tutti, e noi tutti, in qualche modo, stiamo già combattendo.

Una guerra non facile, lunga e purtroppo efferata. Con tutti i distinguo del caso, però forse la reazione interna USA post 11 settembre potrebbe essere un buon inizio…

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Erri De Luca e le conseguenze dell’ignoranza.

Breve post, sarebbe ovvio e banale in un Paese più abituato alla speculazione filosofica, letteraria o scientifica ma qui ci sono ancora 3.400.000 persone che guardano Grande Fratello e non sono nemmeno le meno colte. Giusto per dirne una.

Bologna - 16/12/2009 - Erri De Luca durante la prova dello spettacolo "Fili" al teatro delle Celebrazioni (Roberto Serra / Iguana Press)

Bologna – 16/12/2009 – Erri De Luca durante la prova dello spettacolo “Fili” al teatro delle Celebrazioni (Roberto Serra / Iguana Press)

Erri De Luca si è difeso in aula per la libertà di pensiero e d’espressione.

Erri De Luca (ovviamente) ha vinto.

Erri De Luca ha appoggiato la querela per diffamazione a Giletti che ha definito Napoli indecorosa.

E vai con gli anti De Luca subito a stigmatizzare quello che per loro sarebbe un atteggiamento incoerente e liberticida. Giusto? Per niente. Sbagliatissimo.

La libertà d’espressione e di pensiero è sempre valida, ma se la usi in maniera impropria “diffamando, affermando cioè cose non vere recando un danno” allora devi pagarne le conseguenze.

Nessuno ti vieta di dare cazzotti a un sacco di sabbia, ma se con un cazzotto colpisci una persona allora sei chiamato a difenderti dall’accusa di aggressione.

Sono queste le regole basilari per un vivere civile.

E chissà se adesso è più chiaro.

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Napoli: Giletti, Cruciani, Selvaggia Lucarelli (infine Facci) e la pizza margherita.

Quando ben tre dei miei quattro lettori mi hanno chiesto come mai non fossi intervenuto anch’io sull’affaire Giletti ho semplicemente nicchiato, la faccenda mi è sembrata così stupida (come può una città essere “indecorosa”? è già rarissimo poterlo dire con sicurezza di una persona, figuriamoci di una metropoli composta da milioni di anime, migliaia di case e centinaia di strade e vicoli) da non meritare risposta se non dai politici e dagli organismi preposti (leggi vertici rai).

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Poi, per ventura, mi è capitato di ascoltare l’intervento del buon Cruciani (radio24 e qualche ospitata in giro sul calcio) e della sua degna compare (per intelligenza) Selvaggia Lucarelli, prontissimi a lamentarsi della suscettibilità napoletana. E (piccolo aggiornamento del 5 novembre) a questi si è aggiunto anche Filippo Facci.

Bene. E chiedo ai miei quattro lettori di sopra di informare anche i loro amici. Come persone ben più autorevoli di me hanno già scritto e spiegato Napoli è un brand che vende. Nell’immaginario collettivo è qualcosa che continua a suscitare fascinazioni estreme.

Ripeto qui quanto scriveva De Sanctis nella seconda metà dell’’800 (passato alla storia certamente non per la sua simpatia verso il meridione) “La Dama sta pubblicando il suo lavoro di mera speculazione, e deve essere un’accozzaglia, una sciocchezza. L’editore le aveva detto – fate un lavoro sopra Napoli che si venderà…”

E qui quanto scritto da Eduardo De Filippo su come le notizie su Napoli fossero sempre esagerate per fare scena: “A Napule è sparito nu piroscafo cu tutto ‘o carico». E nun è vero, brigadie’. Nun po’ essere overo. Chi ci crede è in malafede. Ma scusate, come sparisce nu piroscafo? Ch’è fatto, nu portamonete?”

Morale: qualcosa mi dice che Giletti domenica farà una puntata speciale dell’Arena su Napoli e fino a quando “il morto (giornalisticamente) sarà caldo” Napoli avrà regalato un po’ di visibilità anche ai vari Giletti, Cruciani, Lucarelli e chi vorrà aggiungersi.

Un po’ come il furto della pizza Margherita e la regina savoia che alla fine dell’800 si ritrovò con la pizza più mangiata di Napoli(da almeno 20 anni) avuta in dedica, e al tempo si pensava che questo potesse servire per rendere celebre la pizza in Italia mentre, in realtà poi, è stata la pizza Margherita a far sì che qualcuno, nel mondo, ricordasse, vagamente, che sia esistita anche una regina con quel nome…

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