The Society, vale la pena guardarlo?

Con The Society (lo trovate su Netflix) siamo dalle parti del presente distopico che nei manuali di narrazione viene chiamato “what if” vale a dire: “cosa accadrebbe se…

E cosa accadrebbe se da West Ham, una cittadina con qualche centinaio di abitanti, sparissero adulti, anziani e bambini e restassero solo i ragazzi? E se insieme agli adulti sparisse anche ogni altra forma di civiltà facendo sì che West Ham, fosse l’unico posto abitato al mondo?

Maneggiare l’ennesima declinazione de Il signore delle mosche in maniera convincente e appassionante non è certo materia semplice, ma l’idea di ribaltare completamente lo scenario e trasportare tutto in una arena ricca, lussuosa e iper civilizzata dove a vivere quanto accade sono ragazzi ben consapevoli del loro background costituito dalla visione di tante serie tv (stupende le citazioni non esplicitate a House of card e al dr. House) che poi sono le stesse dello spettatore (a differenza del libro di Golding) crea una gustosa fruizione nello spettatore.

Toby Wallace

Restando nel campo delle citazioni, una menzione speciale va a Toby Wallace che con il suo Campbell riesce a farsi odiare quasi quanto Jack Gleeson per il suo Joffrey Baratheon ne Il trono di spade. Da Il trono di spade gli autori di The Society hanno imparato anche che far morire un protagonista (quindi un personaggio costruito con grandissima attenzione) non è più considerato un errore, un qualcosa che crea disaffezione nel pubblico.

Da segnalare anche il livello medio della recitazione che resta, ahinoi, altissimo rispetto alle produzioni nostrane.

Kathryn Newton

Peccato solo per la mancanza di un po’ di cattiveria (e coraggio) in più da parte degli autori, forse avrebbero perso un po’ di spettatori teen ma, di sicuro, avrebbero reso l’opera ancora più interessante.

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E.Si.Le (Estrema Sintesi Letteraria): Ethan Frome – Edith Wharton

Non il testo più celebre della Wharton ma, probabilmente, uno di quelli che andrebbero recuperati.

Mai come in Ethan Frome la “società della ricchezza” della Wharton viene messa – pur se del tutto assente – al centro della narrazione insieme al tema della prigionia – vero protagonista – che assume, nel finale, un gusto tanto grottesco da risultare contemporaneo, riscattando il romanzo dai segni del tempo che il cambiamento di costumi ha solcato in maniera impietosa.

Layla Copertina

Hai già letto Layla? Scopri di più!

Ethan Frome e la sua amata Mattie Silver nascono prigionieri della loro misera condizione economica e né l’intelligenza e il talento di Ethan né la passione e la bellezza di Mattie né, meno che meno, l’amore immenso che i due provano potrà liberarli anzi, il drammatico tentativo di fuga dalla loro prigionia li farà precipitare in una costrizione ancora più profonda dove la povera e incolpevole Zeena farà da carceriere – in uno dei finali più scioccanti e claustrofobici mai composti per un romanzo del genere – a quello che resta dei due infelici amanti.

Ethan Frome 01

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ISFFplay grandi storie in meno di 20minuti (e una sorpresa)

La camorra è un inferno, la povertà è brutta, la ricchezza corrompe, i giovani di oggi passano troppo tempo al cellulare, gli uomini vogliono tradire le mogli con ragazze giovani, le donne sognano l’avventura con l’uomo bello e romantico, i segreti tengono insieme le coppie, l’arroganza è cafona e così via… aggiungete voi tutti i luoghi comuni (poco ci interessa giudicare se e quante verità ci sia in questi), che dominano la narrazione nel cinema e nell’audiovisivo italiano (e non solo).

Tutto questo a noi NON interessa.

Cerchiamo sguardi diversi. Racconti profondi che vadano oltre la banalità del già “visto” e della facile morale consolatoria. Continua a leggere

Ma è vero che i Talent hanno rovinato la musica italiana?

È vero che i talent hanno rovinato la musica italiana? O meglio, perché tanta gente – specie amante della musica – ce l’ha con i talent show canori?

gaia

Gaia Gozzi – X Factor e Amici

La prima idea che subito viene a chi un po’ mastica di storia (quella del costume in questo caso), è l’innata e sempre eterna ricerca di un’età dell’oro mai realmente esistita, se non in maniera assolutamente soggettiva e quasi sempre legata a vicende o a situazioni contingenti. Continua a leggere